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2001 - Maria Teresa Benedetti

Nei dipinti di Giuseppe Modica la realtà vive nel tempo silenzioso di un sogno diurno, che accorda la tensione verso gli accadimenti della natura agli eventi interiori. Sembra di contemplare il primo mattino del mondo, in paesaggi dalla bellezza imperturbabile, spogliati di ogni consuetudine eppure tangibili, luminosi nello splendore cristallino della loro genesi. L’esattezza mimetica della resa pittorica ferma il tempo, lo spoglia della sua durata, per non conservare che l’idea secondo un processo di simbolizzazione, per cui ciascuna entità é vera ma designa una realtà che la trascende. Bandito ogni sviluppo di carattere narrativo, ogni immagine si iscrive in un 'altrove'. Anche se nell’itinerario di icone destinate ad assumere un’essenza che annulla la labilità dei fenomeni, rimane determinante la presenza di luoghi che costituiscono il nucleo primo dell’identità dell’artista, la radice di una creatività che concilia originalmente la sua terra ai percorsi della sua psiche. L’occhio del pittore coglie il pulviscolo della luce, la sua vibrazione, reinventa il rapporto con le cose, ne cattura il mistero. Anima uno spazio poetico nel quale affiorano frammenti di memoria, attinti ad una fonte segreta, resi dinamici dalla forza dell’immaginazione. Non si pone direttamente di fronte al suo mondo ma dopo essersene lasciato penetrare, ne trattiene le qualità più sottili, facendole brillare nella luce del ricordo, trasfigurandole sulla superficie di uno specchio. Specchio talora limpido, talora sottilmente corroso, destinato ad inverare l’essenza di un universo che prende coscienza della sua bellezza. Strumento rivelatore di verità, simbolo della conoscenza di sé, veicolo di illuminazione, lo specchio racchiude un mondo impregnato di una sorta di narcisismo cosmico. E l’acqua, uno degli elementi chiave della pittura di Modica, é altro specchio nel quale far affiorare il proprio mondo interiore. Allo stesso modo, immergersi nell’infinito di un orizzonte significa alludere al mistero del destino umano.Il compenetrarsi nel dipinto di una superficie riflettente e di una spazialità evocata crea un rapporto complesso fra la fantasmagoria di un sogno e la nettezza prospettica di un ambito misurato. Le immagini si organizzano secondo una geometria rigorosa, anche se enigmatica. Ciò attesta, oltre alla volontà di indagare i recessi del profondo, la presenza di una coscienza vigile, che attribuisce anche agli elementi visionari una loro concreta sostanza, mai antitetica alla consistenza della materia di cui è costituito il reale. Poiché l’artista non conosce regione interiore cui non corrisponda una solida, compatta essenza vitale. Mentre la densa componente onirica si iscrive nel cerchio di un esperienza dell’assoluto.