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1989 - Vittorio Sgarbi

È difficile sottrarsi al fascino dei suoi quadri azzurri e infiniti, perché lui insiste su diversi luoghi comuni della nostra psicologia e della nostra cultura: il risultato mantiene un carattere di profonda originalità. Certo noi vediamo ciò che sappiamo, ma la forza dell’arte è la conservazione dello stupore del quotidiano, della capacità di meraviglia, principio maturato nell’estetica barocca: “è del poeta il fin la meraviglia”. Noi restiamo stupiti di fronte ai risultati di Modica. Anche se la meraviglia non è nell’eccesso, nella mostruosità, nelle deformazioni. Dunque Modica passa indenne attraverso il mito del sogno, della luce mediterranea, della metafisica, del surrealismo. Guardiamo e troviamo un mondo che in qualche modo ci appartiene: anche la classicità della Sicilia, la tradizione della Magna Grecia, i templi, il mare, e poi perfino gli ammiccamenti alle mode letterarie incrociati con il fascino delle proprie antiche radici. In un dipinto come la Terrazza di Pessoa vediamo un balcone sul mare con le piastrelle sbrecciate come sarebbe, come è, in un palazzo di Palermo, in una gattopardesca dimora. Ciò che preme a Modica è evocare, alludere a un intero mondo con limpidi frammenti di visione, smuovere stratificazioni di pensieri, ed emozioni sepolte, o forse mai a noi appartenute, ma che egli ci fa credere nostre.