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1986 - Leonardo Sciascia
Corriere della Sera”, 26 febbraio

E dal mare spuntò una fortezza araba

È curioso che la mostra di un pittore di oggi - di un pittore ben lontano dal ricordare e celebrare fatti storici, di una fantasia, piuttosto, che attinge al surreale - faccia affiorare alla memoria, a prima impressione, le parole di uno storico, sia pure di uno storico 'visionario' come Michele Amari.
Certo vi ha parte - in questa suggestione, in questo richiamo - il sapere che Giuseppe Modica è nato a Mazara del Vallo trentadue anni fa e che a Mazara ha passato i primi vent’anni della sua vita, migrando poi a Firenze; ma è soprattutto dai suoi quadri che immediatamente insorgono certi 'attacchi' di Michele Amari, della sua Storia dei Musulmani di Sicilia: poiché l’assenza di queste fantasie, di queste rappresentazioni, si può dire risieda in quel che Vittorini, appunto della Storia dei Musulmani di Amari, diceva: 'Sembra che abbia avuto per punto di partenza, da come è scritta, una seduzione del cuore, qualche favolosa idea che l’Amari fanciullo si formò del mondo arabo, tra letture di vecchi libri e ricordi locali'. E i ricordi, favoleggiati, trasognati, debbono essere di tenace persistenza a Mazara: primo luogo della conquista musulmana dell’isola e che si può anche dire l’ultimo della resistenza a Federico II.
Nelle fantasie di Modica, enormi pietre squadrate emergono dal mare di Mazara a formare fantasmagoriche cale, rifugi non rassicuranti: tutte non si sa se disegnate dalla corrosione dell’acqua o se dall’acqua cancellate - e ne resta qualche traccia - dei rilievi, delle figure e decorazioni che in tempi immemorabili recavano. Alcune sono sovrastate dalle cupole rosse di San Giovanni degli Eremiti, altre da presentimenti di giardini, di agrumeti.
I tempi slittano, si intersecano, trovano rispondenze, trasparenze, fusioni. In uno stesso quadro, la luce dà l’illusione di mutare, di star mutando: e che ne ricevano la vicenda i colori, le forme. Grande sensibilità, grande perizia.